Trollhunters: una serie da vedere se hai bambini… o se non li hai

Lo scorso inverno sono stato malissimo con lo stomaco e ho dovuto fare una cura di due mesi per venirne fuori. Non ve ne frega niente ma voglio raccontarvelo comunque. Per una settimana ho avuto nausea ogni santo pomeriggio, nemmeno fossi una donna incinta, e sono rimasto bloccato in casa perché non riuscivo a fare nulla. Non avevo voglia neppure di vedere serie tv, tant’è che mia moglie mi ha detto con aria preoccupata “allora sei proprio grave”. Il disturbo che mi perseguitava era talmente fastidioso da non permettermi di essere concentrato, quindi se avessi seguito in televisione (o al PC) qualcosa di complesso avrei perso facilmente il filo. Per mia fortuna era da poco uscita su Netflix la serie tv cartoonosa creata da Guillermo del Toro, Trollhunters. Se n’è tanto parlato alla fine del 2016 e di recensioni se ne trovano a bizzeffe, quindi evito di scrivere un articolo simile (anche perché a distanza di tutto questo tempo dall’uscita avrebbe poco senso).

Le relazioni tra i personaggi sono il cuore pulsante di Trollhunters.

Una serie animata capitava a fagiolo, aveva attratto la mia attenzione già dalla copertina e, data la mia (non) condizione, avrebbe potuto essere proprio quello che cercavo. Io amo tutto ciò che è in computer grafica oltretutto, quindi non potevo fare a meno di dargli una possibilità. Temevo soltanto potesse essere un prodotto rivolto ai minori, ma sapere che dietro la produzione c’era del Toro a muovere i fili mi faceva ben sperare – da grande fan di Pacific Rim e de Il labirinto del fauno. Questo immenso giro di parole – concedetemelo – serviva appunto per introdurre tale domanda: Trollhunters è (solo) per bambini? Cioè, io mi sento un po’ un bimbo nonostante la mia veneranda età, ma la risposta è “no”. La parte adulta di me vi spiegherà il motivo.

Trollhunters
Jim è il primo cacciatore di troll umano.

Faccio un passo indietro per coloro che non sanno di cosa sto parlando. Basata sul libro che lo stesso Guillermo del Toro ha scritto con Daniel Kraus, la serie racconta la storia dell’adolescente Jim Lake, cresciuto con sua madre nella ridente cittadina di Arcadia. Per alcuni versi ricorda film come I Goonies, e per linea tematica Stranger Things, dando largo spazio a un ricco mondo immaginario dove la riga tra il normale e il soprannaturale è offuscata. “Sotto i vostri piedi c’è un mondo segreto” ci dice il buon troll Blinky, una sorta di mentore in stile Yoda per il protagonista. “Una vasta civiltà dove si celano i troll buoni e cattivi. Per secoli, questo luogo è stato protetto da un guerriero”. Manco a dirlo, già dal primo episodio è Jim a diventare il nuovo cacciatore di troll succedendo al precedente detentore dell’amuleto, che perisce inesorabilmente dopo lo scontro con il perfido Bular. Un bambino direbbe “ma è fantastico!” guardando estasiato l’armatura e la spada del protagonista, un adulto “ma manco per niente! anche no! Io a combattere quei mostri? No grazie… e poi chi va a lavoro? A buttare l’immondizia? Chi porta il cane a spasso e i bimbi al parco giochi?”. A noi adulti pesa il culo manca l’entusiasmo per certe cose e ho visto come Trollhunters mi abbia fatto tornare indietro negli anni, almeno per un po’.

Ogni personaggio cela una personalità profonda e fa sì che il pubblico finisca per affezionarcisi.

Da subito si ha ben chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi, con personaggi stereotipati che sembrerebbero non offrire le sfaccettature che invece hanno: il classico eroe senza macchia un po’ impacciato con le ragazze, l’amico grassoccio che trova il modo per farti ridere in qualsiasi situazione, la fanciulla dolce e graziosa, l’antagonista dallo sguardo arcigno e capace di qualunque cosa pur di raggiungere i propri obiettivi. Eppure ognuno di loro cela una personalità profonda e fa sì che il pubblico finisca per affezionarcisi. Il lavoro di del Toro è sempre impressionante quando si parla di ambientazioni ispirate e atmosfere coinvolgenti ma, personalmente, non mi lego mai ai suoi personaggi. Questo non è il caso di Trollhunters, dove le relazioni sono il cuore pulsante della serie e vanno a parlare anche a chi ha qualche annetto sulle spalle #sonovecchiomanonricordatemelo. Basta guardare all’amicizia tra Jim e Toby, per esempio, o al rapporto tra il protagonista e sua madre.

Trollhunters
Toby è un amico assolutamente fedele… e una buona forchetta!

Il caro Guillermo ha affermato che Toby è costruito su una versione infantile di sé stesso; proprio come il regista/produttore sembra infatti trovare un’immensa gioia nelle “piccole” cose. Toby è più che un comico che intrattiene con siparietti esilaranti, utili spesso a smorzare la tensione: è il compagno che ti seguirebbe in capo al Mondo e metterebbe in gioco qualsiasi cosa per ciò che a lui è caro, anche se non è il prescelto e non ha un’armatura magica che lo protegge. Glielo abbiamo visto fare per Jim… e, occasionalmente, per i tacos. Ho un Toby nella mia vita? Me lo sono chiesto, mentre guardavo la serie. Uno di quelli che fammi i compiti schiavo puoi anche sfruttare, non ti dirà nulla perché la vostra amicizia per lui conta. Jim, invece, è sì l’eroe impavido, ma con una certa vulnerabilità e con un’ampia gamma di emozioni che lo rendono un ragazzo qualsiasi, a volte anche un po’ stupidotto. In particolare, le interazioni di Jim con la mamma, per la quale cucina regolarmente la cena e fa del suo meglio per non farla preoccupare, danno al personaggio umanità. A mettere d’accordo grandi e piccoli è poi la narrazione, Trollhunters riesce perfettamente a equilibrare due mondi disparati: quello del sottosuolo, buio ma allo stesso tempo coloratissimo grazie alla fioca luce emessa dalle gemme, e quello in superficie, tra quartieri residenziali, studi dentistici e corridoi della scuola. Arcadia avrebbe potuto essere noiosa rispetto al fantastico mondo sotterraneo di troll, gnomi e goblin, invece è altrettanto interessante. Ogni progetto di del Toro è guidato dalla passione e dalle storie che ispirano l’amato regista, e lo stesso sembrerebbe valere per Trollhunters. L’armatura e la spada di Jim potrebbero essere ispirate alla leggenda di re Artù, ma le strade poco frequentate di Arcadia sono chiaramente un tributo alle produzioni di Steven Spielberg.

Trollhunters riesce perfettamente a equilibrare due mondi disparati: quello del sottosuolo e quello in superficie.

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Dal primo episodio, del Toro e compagnia bella hanno infuso Trollhunters con un tangibile senso di pericolo, attraverso potenti creature provenienti da questo mondo sotterraneo che si nascondono alla vista dei cittadini ed escono allo scoperto soltanto di notte. Il tipo di antitesi perfetta, quella tra serie animata e look creepy, personaggi carini/coccolosi e spaventosi (cazzo, Bular e Angor Rot mi hanno fatto cagar sotto in più di un’occasione), pubblico di minori e di adulti. Morale della favola, la serie può essere bella e godibilissima per chiunque; sia che siate vecchietti con i reumatismi come me, che abbiate ancora il ciuccio in bocca o che siate nel fiore degli anni!