The nanny named Fran: la tata con due identità #TUESDAY VINTAGE

Bentornati all’ appuntamento del martedì con la nostra rubrica in grado di farvi viaggiare indietro nel tempo! Oggi torniamo alla metà degli anni ‘90, esattamente il 1995. Chi c’era potrebbe ricordare che proprio allora, accendendo la tv su Canale 5, si sarebbe potuto passare un’oretta in compagnia di una signorina tutta trucco e tacchi che guadagnava ulteriori dieci centimetri in altezza grazie alla sua spropositata cotonatura. Come, chi? Stiamo parlando di tata Francesca, naturalmente!

La Tata è una sit-com ambientata a New York dove un conosciuto regista teatrale inglese, Maxwell Sheffield (Charles Shaughnessy) vive con i suoi tre figli Margaret (Nicholle Tom), Brighton (Benjamin Salisbury) e Grace (Madeline Zima). L’uomo, rimasto vedovo e pressato dai numerosi impegni di lavoro si trova costretto a cercare una tata che si occupi dei suoi figli poiché il fedele maggiordomo Niles (Daniel Davis), già a capo della gestione della casa e della cucina, non può fare anche da baby-sitter. Per fortuna di Maxwell, un giorno, una strampalata ragazza si presenta a casa sua: si tratta di Francesca Cacace (Fran Drescher). Francesca sta cercando di vendere cosmetici porta a porta poiché è appena rimasta senza lavoro. Non si esprime in maniera colta e il suo Curriculum è improvvisato scarabocchiando due informazioni col rossetto su un foglio, ma il Sig. Sheffield ha troppa fretta per fare lo schizzinoso: anziché comprare i cosmetici, offre alla signorina un contratto come bambinaia che le frutterà stipendio, vitto e alloggio. Vedendo apparire per magia la soluzione ai suoi affanni, Francesca accetta e inizia a vivere insieme agli Sheffield.

Perché quando si lavora, ci si veste con sobrietà.

Francesca è buffa, alla mano e di cuore e questo le frutterà l’affezione dei bambini e la simpatia di Niles; tuttavia la sua avvenenza – ancorché espressa con scelte sartoriali dai gusti quantomeno opinabili – mette subito in allarme la socia in affari di Maxwell, C.C. Bebcock (Lauren Lane), innamorata del suo socio senza che questi la ricambi o nemmeno si accorga dei suoi sentimenti. Fra le due si accende presto una rivalità tutta da ridere, in cui Francesca ha quasi sempre la meglio grazie all’amico Niles, che con perfida astuzia si ingegna mille modi per mettere C.C. in difficoltà. Francesca, con la sua ossessione per l’aspetto fisico, l’incapacità cronica di ammettere la sua vera età e la compulsione a cercare marito crea non poco scompiglio nel ménage famigliare normalmente quieto e senza novità degli Sheffield; come non bastasse, spesso e volentieri le fanno visita le zie Assunta (Renée Taylor) e Yetta (Ann Morgan Guilbert) che, con i loro modi diretti e un po’ da campagnole, spesso insegnano ai ragazzi nozioni che il padre disapprova, danno alla tata consigli pazzi oppure si appropriano temporaneamente della casa creando situazioni al limite dell’assurdo (Assunta è la regina della cucina che divora ogni scorta in tempo record e si ritira nel bagno degli Sheffield per usare l’idromassaggio a scrocco; Yetta invece, da nonnina allegra qual è, approfitta delle camere per intrattenersi con il suo fidanzato). Spesso e volentieri le donne indugiano su aneddoti e ricordi della loro vita in Italia, in Ciociaria: diverse volte Francesca nomina parenti italiani che nel paese natìo si sarebbero fatti notare per questa o quella bizzarria. Sovente tira in ballo il nonno e le sue migliaia di pecore che lei avrebbe dovuto ereditare. Due mondi così diversi si incontrano dunque, con lo stesso esplosivo effetto che avrebbe gettare un cubetto di ghiaccio in una padella con olio bollente. L’effetto comico è ottenuto dalla raffica di battute continue come anche dalla mimica e fisicità degli attori, arrivando in certi punti a ricordare un’interpretazione teatrale. Espedienti come scene in slow-motion e buffe drammatizzazioni musicali si possono osservare piuttosto spesso. Ogni personaggio, inoltre, sviluppa una sua personalità che dona un sapore particolare ad ogni scena, riuscendo nell’intento di ridicolizzare ogni tipo di situazione.

Piccioncini!

Ma ci hanno mentito, sapete. Perché tata Francesca, così buffa con i suoi innumerevoli aneddoti sulla sua famiglia di Frosinone, non è mai stata italiana. Nella serie originale, The nanny named Fran, figurano una serie di differenze non da poco rispetto all’adattamento che abbiamo guardato dal ‘95. Per cominciare, Fran non è di origini italiane, è nata e cresciuta in America e la sua famiglia fa parte della comunità ebraica. Zia Assunta e zia Yetta sono in realtà la madre e la nonna di Fran, e di conseguenza zio Antonio (spesso nominato e quasi mai presente) è in realtà il padre della tata. Nella fase di traduzione e doppiaggio, interi dialoghi vennero riscritti da zero: in inglese, Fran non accenna mai a parenti italiani o eventi accaduti tanto tempo prima in Ciociaria. Anche i numerosi riferimenti a persone o marchi conosciuti del panorama italiano sono stati inseriti all’uopo, per favorire la fruizione da parte del pubblico nostrano. Ricorderete inoltre che La Tata non aveva certo bisogno di prendere in prestito star del Bel Paese, considerando la mole eccezionale di personaggi famosi della tv, della musica e del jet-set americani ospiti in diverse puntate. Per citarne solo alcuni: Ray Charles, Pamela Anderson, Donald Trump, Celine Dion, Liz Taylor, Hugh Grant, Whoopy Goldberg…e ce ne sarebbero moltissimi altri!

Ecco Francesca con il fidanzato ufficiale di Yetta: Ray Charles!

La serie conta sei stagioni, durante le quali si sviluppa e diventa sempre più evidente l’attrazione fra Maxwell e Francesca. Numerose volte l’uomo si dichiara innamorato della tata, salvo poi ritrattare sempre le proprie parole per timore di tradire la memoria della moglie defunta. Alla fine però, dopo aver testimoniato con i propri occhi quanto la donna abbia aiutato i figli a riprendersi dal lutto della madre e li ami come figli suoi, non potrà più mentire a sé stesso e la chiederà in sposa. Nella sesta e ultima stagione i due, ormai marito e moglie, avranno figli insieme. C.C. Bebcock, rivale in amore di Francesca, dopo aver attraversato un lungo periodo di psicoterapia per lo shock si scoprirà innamorata della sua nemesi, il maggiordomo Niles. Insieme questi due formeranno una bizzarra coppia e a loro volta si sposeranno per mettere su famiglia. A questo punto la storia poteva dirsi conclusa, e la serie terminò.

The nanny named Fran divenne, nell’arco dei suoi sei anni di vita, una serie di successo. E pensare che dopo la prima stagione (in America mandata in onda nel 1993) ci fu il timore di doverla chiudere! Fran Drescher, che nella serie interpreta la tata ma che soprattutto l’aveva creata insieme all’allora marito Peter Marc Jacobson, ci teneva moltissimo a far continuare la serie. Era riuscita a convincere il direttore dell’emittente televisiva CBS Jeff Saganski a darle un’opportunità per proporre la sua sit-com per un caso fortuito: si era infatti accorta che entrambi viaggiavano sullo stesso volo intercontinentale e così, sfruttando la possibilità non da poco di non poter essere elusa, riuscì a convincere l’uomo. Dopo i risultati scarsini della messa in onda della prima serie, pare che la Drescher fosse addirittura al lavoro su un possibile spin-off, pur di non perdere la sua creatura. Non solo, lei stessa si è detta non soddisfatta di come la vicenda di Maxwell e Fran si sia conclusa nella sesta e ultima serie: potendo, avrebbe scelto di non far sposare i due, ma mantenerli nel loro perpetuo flirtare per lasciare uno spiraglio aperto. Anche Daniel Davis ha ammesso di non condividere la scelta degli sceneggiatori di far sposare Niles con la signorina Bebcock, al solo fine di chiudere in bellezza con un finale che avrebbe sistemato tutti.

Niles e C.C., nemici per la pelle…oppure no?
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Proprio questo finale di matrimoni e di “…e vissero tutti felici e contenti” è l’ostacolo maggiore che Fran Drescher trova oggi sul suo cammino di produttrice televisiva. Perché di recente, lei stessa ha ammesso che le piacerebbe poter riprendere la serie e girare nuovi episodi, per la curiosità di scoprire come sono invecchiati in questi ultimi vent’anni i personaggi della sit-com. E proprio il fatto che non avrebbe più senso parlare di “tata” stravolgerebbe tutto. Sarà possibile far rinascere una serie che è finita chiudendosi volutamente la porta alle spalle, senza creare un mostro? Oppure è meglio lasciare che quella porta resti chiusa? Chissà. Se ci saranno sviluppi, naturalmente ve lo faremo sapere.