Super Vicki, la “piccola meraviglia” degli anni ’80 #Tuesday Vintage

Benvenuti alla nostra nuova rubrica a cadenza settimanale intitolata Tuesday Vintage! Ogni martedì potrete trovare approfondimenti e curiosità dedicati alle serie tv di qualche tempo fa, quelle con cui siamo cresciuti o di cui, se siete più giovincelli, magari avete solo sentito parlare. Un po’ per nostalgia un po’ per curiosità, insieme ci dedicheremo a veri e propri viaggi nel passato alla scoperta e riscoperta delle produzioni di una volta. Pronti a partire?

Super Vicki: la bambina robot

Chi ha qualche primavera alle spalle ricorderà di aver passato diverse mattine in compagnia di una sit-com un po’ particolare. Gli elementi di base erano una famiglia americana modello, i suoi vicini impiccioni e una bambina speciale: un robot.

Small Wonder, questo il titolo originale della serie, venne creata da Howard Leeds e trasmessa dapprima negli Stati Uniti dal 1985 al 1989, per un totale di quattro stagioni superando i novanta episodi, nel tempo diretti da diversi registi. In seguito la serie venne tradotta in oltre cinquanta lingue e trasmessa in tutto il mondo. In Italia arrivò nel 1986 su Italia 1, con il titolo appunto di Super Vicki.

Nell’episodio pilota vengono gettate le basi per l’intera serie a venire: Ted Lawson (Dick Christie) è un brillante ingegnere elettronico impiegato presso la prestigiosa azienda United Robotronics. Propone alla compagnia un nuovo progetto su cui sta lavorando da un po’, ma la sua proposta viene respinta subito. Ted tuttavia crede nella bontà della sua idea e decide di terminarne lo sviluppo a casa sua, in segreto: si tratta di sviluppare un androide contenente una ricca banca dati di nozioni, in grado di obbedire a comandi vocali. Il risultato è quello che il ricercatore chiama Voice Imput Child Identicant il cui acronimo, VICI, viene pronunciato Vicki per comodità. Questo robot, a cui Ted ha donato le sembianze di una bambina di dieci anni, potrebbe avere, nelle speranze del suo creatore, le più svariate applicazioni possibili: dall’insegnamento all’assistenza ospedaliera. E tuttavia, essendo solo un prototipo, abbisogna di continui test e messe a punto. Il metodo migliore per monitorare lo sviluppo di Vicki (Tiffany Brissette), decide Ted, è di tenerla in famiglia e farla vivere con la moglie Joan (Marla Pennington) e il figlioletto Jamie (Jerry Supiran), “coetaneo” di Vicki. La speranza del capofamiglia è che l’androide impari a convivere con gli esseri umani, possibilmente anche a confondersi con loro fino a sviluppare sentimenti.

“Versami il caffè, Vicki”. Agli ordini!

Benché le premesse siano le migliori, non ci vorrà molto perché le cose si complichino. Vicki, infatti, risponde docilmente ad ogni tipo di comando vocale, ma agisce nella maniera che ci si potrebbe aspettare da una macchina: dotata di una forza sovrumana e di un programma che non le consente di trasgredire agli ordini ricevuti ma anzi, di eseguirli alla lettera, Vicki si tramuta presto nella compagna di giochi preferita da Jamie, come anche nella sua più intransigente tata e all’occasione vera e propria spina nel fianco. Con i suoi comportamenti bizzarri, il suo tono monocorde e la sua forza innaturale la robottina attira presto le attenzioni dei vicini dei Lawson, i Brindle, specialmente della loro figlioletta Harriet (Emily Schulman) che, affascinata da Jamie, passa le giornate a spiare i vicini dalle finestre. I Lawson sono costretti a spacciare la robottina per la figlia adottiva della famiglia e integrarla sempre di più nella comunità, nonostante tutte le situazioni imbarazzanti e difficilmente spiegabili in cui si vengono di volta in volta a trovare: ad esempio come nella puntata in cui Vicki, in occasione di una cena con i vicini, inizia ad agitarsi a velocità folle per via di un cortocircuito, oppure come nell’episodio in cui, rimasta chiusa dentro uno sgabuzzino di un centro commerciale, senza alcuno sforzo ne esce abbattendo la porta chiusa a chiave, con gran stupore dei presenti.

Small Wonder aveva un taglio umoristico e fu pensato principalmente per un pubblico di ragazzi. Gran parte della scena viene riempita dal rapporto fra Vicki e Jamie, che insieme combinano guai e si cacciano in situazioni buffe ed assurde, da cui generalmente riescono a tirarsi fuori grazie alla capacità di problem solving di Vicki, creando quindi nuove situazioni imbarazzanti. Ogni puntata è un susseguirsi di battute e giochi di parole, che spesso la protagonista ascolta e poi ripete nei momenti meno opportuni (rendendosi almeno in questo piuttosto simile alle sue controparti in carne ed ossa). Nonostante la piattezza della voce e l’espressività necessariamente ridotta al minimo, la robottina è il centro dell’attenzione.

Ecco le tre piccole star dello show: Vicki, Jamie e Harriet, pronta qui a prendersi una delle tante porte in faccia.

E pare proprio che la parte dell’automa stesse piuttosto stretta alla piccola Tiffany Brissette: benché ancora bambina, era davvero talentuosa. Sapeva recitare, era una piccola ginnasta, una pianista in erba e anche una giovane cavallerizza. La madre di Tiffany, sempre presente dietro le scene proprio come i genitori degli altri due giovani attori coinvolti, pare cercasse in ogni modo di convincere i registi a sfruttare meglio le numerose doti della figlia, ma il ruolo toccato alla piccola era quello di un automa poco espressivo e con tono di voce monocorde: lo show richiedeva che la parte venisse rispettata nei minimi particolari. Per fare ciò, la piccola protagonista si costrinse a sforzi piuttosto gravosi per una bambina: in numerose scene buffe, ad esempio, Tiffany si mordeva le guance per non sorridere come le sarebbe venuto spontaneo, pur di rispettare il copione. Ogni giovedì, durante le riprese, venivano girate le scene di effetti speciali in cui Vicki ruotava la testa, si agitava stranamente in preda ai bug o ai cortocircuiti, oppure sollevava senza sforzo i mobili di casa per passare l’aspirapolvere. Benché queste scene al giorno d’oggi possano far sorridere, all’epoca non erano affatto facili da realizzare e richiedevano che la piccola attrice passasse ore intere a provare e riprovare la stessa situazione. Insomma, essere un robot non è poi così semplice come sembra.

E Tiffany non fu l’unica nel cast a doversi impegnare enormemente per la riuscita della serie: tutti gli attori vennero sottoposti ad un tour de force vero e proprio allorché fu chiaro che i bambini stavano crescendo, e in fretta. Fra una serie e l’altra il personaggio Ted giustifica il cambiamento fisico di Vicki come risultato di alcuni “aggiornamenti” che la fanno di volta in volta diventare più alta e le donano un viso dai lineamenti più da signorina, ma era evidente che questo espediente non poteva durare a lungo: le riprese vennero quindi accelerate per girare quanti più episodi possibili finché i ragazzini, ormai alle soglie dell’adolescenza, potevano ancora essere scambiati per bambini.

A questo punto iniziava a diventare difficile spacciarla per una bambina.

Oltre allo stress derivato da questa mole di lavoro, ulteriori effetti negativi si abbatterono sui ragazzi dopo la messa in onda delle puntate: Jerry Supiran e Emily Schulman raccontarono in età adulta di aver incontrato grosse difficoltà quando, adolescenti, venivano costantemente presi di mira dai coetanei che li sbeffeggiavano per i loro personaggi. Specialmente Emily, che nella sit-com interpretava l’impicciona e petulante Harriet, veniva associata al suo personaggio di cui non sembrava più riuscire a liberarsi.

Molto tempo dopo, solo una parte del cast originale di Small Wonder ha continuato la carriera di recitazione. Vi potrebbe stupire scoprire, ad esempio, che Tiffany Brissette, nonostante i molti talenti che non poté suo malgrado esprimere nei rigidi panni di Vicki, continuò a recitare fino agli anni ‘90, quando decise di cambiare vita e diventare infermiera. Jerry Supiran,il piccolo Jamie, per via di un tracollo economico ha passato un brutto momento in cui si è ritrovato a fare i conti con l’alcool, senza casa e senza lavoro, ma pare si sia fortunatamente ripreso. Emily Schulman invece, che interpretava la piccola Harriet, dopo aver recitato per qualche anno si è ritirata dalle scene per dedicarsi alla famiglia.

Insomma, il tempo passa e le cose cambiano, a volte anche enormemente. Ma solo per oggi, il nostro Martedì Vintage, perché non ricordarci della stravagante bambina robot e della sua buffa famiglia, così com’erano allora?

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Fonte: Yahoo Entertainment