Quantum Leap: in viaggio nel tempo nelle scarpe di qualcun altro, per aggiustare la Storia #TUESDAY VINTAGE

Immaginate di avere un superpotere: la facoltà di viaggiare nel tempo. No, no, non pensate a Ritorno al Futuro. Nessuna De Lorean fiammeggiante da lanciare a 88 miglia orarie, nessun Doc a urlare “per Giove tonante!”, no. Il vostro potere vi fa viaggiare nel tempo così come siete ed esige da voi che svolgiate un compito esatto: correggere qualcosa che, nello svolgersi della Storia, è andata per il verso sbagliato. Ciò vi permetterebbe di salvare vite, impedire catastrofi, diventare veri eroi!

Sembra tutto molto eccitante, ma se lo chiedete al dottor Sam Beckett, genio ineguagliato della fisica quantistica, probabilmente ridimensionereste il vostro entusiasmo. Perché sì, viaggiare nel tempo salvando persone dà una certa soddisfazione, ma restare bloccati nel suo flusso obbligati a prendere continuamente i panni di qualcun altro può alla lunga risultare un tantino stressante.

Faccio da cavia e mi infilo nell’acceleratore quantico: cosa può mai andar storto?

Sam Beckett (Scott Bakula) è un eroe senza riconoscimenti, ed è anche un eroe per caso. Sicuro delle sue teorie sulla fisica quantistica al punto da fare di sé stesso una cavia, il dottore mette in atto un esperimento che, se dovesse funzionare, cambierà per sempre i libri di scuola. L’esperimento riesce, in effetti, forse anche troppo bene: Sam passa dal sofisticato laboratorio del 1999 a risvegliarsi in un letto non suo. La donna che lo sveglia non è sua moglie, una famiglia che non è la sua lo attende per la colazione, in una casupola nell’America degli anni ‘50. Lo shock lo induce a credere di star sognando, specialmente quando, guardatosi allo specchio, vede riflesso il viso di un’altra persona. Ma il suo non è un incubo, Sam ha preso il posto di un aviatore dell’areonautica statunitense senza avere né i ricordi né le competenze di questa persona. Per sua fortuna verrà aiutato da Al (Robert Dean Stockwell), suo collega nel futuro che riesce a interloquire con lui apparendogli come un ologramma. Purtroppo Sam ha ricordi frammentari anche di sé stesso e del suo esperimento, e Al non può fornirgli più informazioni per timore di creare paradossi. L’unica cosa che può dirgli è che Ziggy, il supercomputer che sovrintende all’intero esperimento, lo ha spedito indietro nel tempo per impedire che l’aviatore di cui Sam ha preso momentaneamente il posto muoia. Non c’è altra scelta, solo allora lo scienziato sarà libero di compiere un altro balzo quantico.

Volete che testi un aereo lanciato a 3 volte la velocità del suono. Non so pilotare, è grave?

Con suo rammarico, però, Sam scopre presto che risolvere una situazione lo porterà in un altro punto nel tempo e nello spazio, a vestire i panni di un’altra persona per risolvere nuovi problemi e impedire nuovi drammi. Sam si abitua dunque all’idea di viaggiare continuamente nelle vite di persone di ogni età, genere, estrazione sociale. Un’esperienza arricchente, senza dubbio, rincorrendo quell’ultimo quantum leap che sembra non arrivare mai, unendo pazientemente infinite tessere di un mosaico in continua espansione.

Quantum Leap, creato da Donald P. Bellisario, venne mandato in onda negli Stati Uniti per la prima volta nel 1989. Conta novantasette episodi distribuiti su cinque stagioni, l’ultima delle quali venne trasmessa nel 1993. In Italia arrivò nel 1992 su Rai 1 con il titolo In viaggio nel tempo. Dopo una prima accoglienza piuttosto tiepida, la serie sviluppò popolarità crescente e vinse anche numerosi premi per la qualità della sceneggiatura e della recitazione.

Secondo Scott Bakula la vera chiave del successo di Quantum Leap, al di là della qualità della produzione, è stata la capacità di mostrare in senso stretto cosa significa indossare i panni di qualcun altro. Sam Beckett, durante le sue peregrinazioni temporali è costretto – spesso suo malgrado – a mettere completamente da parte sé stesso e il suo ego, la sua identità, le sue preferenze. Lo show mostrava con molta semplicità ma con grande efficacia che effetto potesse fare ritrovarsi di punto in bianco ad essere qualcun altro, senza nemmeno sapere chi o quando o perché. Si tratta di un’esperienza che fa crescere, ma a cui non ci si abitua davvero mai. In qualità di spettatore, guardavo il telefilm in tv e ricordo un senso di ammirazione nei confronti di questo personaggio che si risolveva a fare letteralmente di tutto pur di “aggiustare ciò che era andato storto”. Il suo stupore, la sua capacità di improvvisare, di giocoforza sviluppare buona memoria e colpo d’occhio, di non potersi mai tirare indietro mi colpirono molto positivamente.

Quando il tuo migliore amico è un ologramma succedono cose come questa.

E come me, numerose persone seguirono le avventure dello scienziato, componendo una cifra molto, molto grande: Quantum Leap appassionò migliaia di fan, e non mancò di far discutere, specialmente nella sua terra, gli Stati Uniti. Un coppia di episodi in particolare fecero piuttosto scalpore, poiché in relazione ad una delle ferite ancora dolenti della storia americana: l’assassinio del presidente Kennedy. In realtà il dottor Beckett, nelle numerose puntate della serie, ha incontrato diversi personaggi conosciuti a cui avrebbe mostrato involontariamente il talento di ognuno e riscrivendo la Storia (avrebbe mostrato lui il celebre passo di danza Moonwalk a Micheal Jackson ancora bambino, per citarne uno). In questo caso specifico in realtà la Storia non avrebbe avuto esito differente, solo meno disastroso: Sam infatti balza continuamente avanti e indietro nella vita di Oswald (il cecchino che uccise il presidente), con molte difficoltà ad impedire che la personalità dell’assassino abbia la meglio sulla sua. All’ultimo momento, però, Sam compie un ultimo balzo quantico e prende momentaneamente il posto di una delle guardie della scorta di Kennedy; giusto contemporaneamente all’esplosione del primo colpo di fucile, Sam si butta sulla first lady, salvandole la vita. La sua missione infatti non era salvare Kennedy ma impedire che anche la moglie Jacqueline venisse uccisa. Queste puntate che aprirono la quinta e ultima stagione fecero discutere non solo per il tema trattato, ma anche per la messa in scena degli eventi secondo la teoria in base alla quale ci sarebbe stato un unico cecchino ad attentare alla vita di Kennedy.

Vestire i panni di Oswald è stata una delle esperienze più difficili per il dott. Beckett.
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Ha fatto discutere, ha scosso, commosso, divertito: nonostante gli anni passati, Quantum Leap rimane una serie tv di sicuro fascino. Curiosa e mai scontata, rimane nella memoria di tanti affezionati fan e potrebbe certamente affascinare anche il pubblico più giovane.