Perché la vittoria di The Handmaid’s Tale e Big Little Lies agli Emmy 2017 dovrebbe far riflettere

The Handmaid’s Tale da una parte, Big Little Lies dall’altra: sono queste le due serie tv che hanno catalizzato l’attenzione durante la cerimonia degli Emmy 2017, monopolizzando rispettivamente le categorie dedicate alle serie drammatiche e alle miniserie.

Due serie, quelle protagoniste degli Emmy 2017, che trattano in maniera completamente opposta un tema molto simile: quello della violenza sulle donne, che in The Handmaid’s Tale ha la forma dello schiavismo sessuale perpetrato nella ottusa repubblica di Gilead, e in Big Little Lies si incarna invece nel più classico degli orchi, quello che colpisce tra le mura domestiche. Due serie che non solo si sono imposte trionfando in quanto prodotti su produzioni decisamente blasonate, ma che hanno anche permesso alle loro protagoniste – Elisabeth Moss, Ann Dowd, Alexis Bledel, Nicole Kidman e Laura Dern – di distinguersi per le loro straordinarie performance.

Quella appena trascorsa è stata l’annata più femminista che i premi Emmy possano ricordare, coi trionfi della regista Reed Morano e della sceneggiatrice Lena Waithe, premiate rispettivamente per la Miglior regia in una serie drammatica e per la Miglior sceneggiatura in una serie commedia. Non stupisce quindi che due serie come The Handmaid’s Tale e Big Little Lies siano state rese manifesto di un messaggio di rivalsa e di denuncia, di una disperata richiesta di attenzione a temi scottanti ma troppo spesso sottovalutati e taciuti: entrambe le produzioni, guarda caso tratte da romanzi scritti da autrici donne, portano alla luce verità scomode e allo stesso tempo stimolanti.

Quella appena trascorsa è stata l’annata più femminista che i premi Emmy possano ricordare.

Proprio questa è la vittoria della tv che gli Emmy 2017 hanno prepotentemente sottolineato con le loro assegnazioni: la capacità di veicolare un messaggio importante e impegnato, coinvolgendo chi guarda cento volte più di una pubblicità progresso o di un servizio al telegiornale. Non dimentichiamo che le serie tv sono nate come costola del cinema, prodotti creati per poter essere messi in sottofondo durante la vita quotidiana o per una fruizione semplice, senza troppe dietrologie.

Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel potere della televisione, che ci ha lasciato stupefatti: non si tratta solo di spettacolo, ma anche di far discutere le persone“: questa frase, pronunciata da Nicole Kidman durante il discorso di accettazione del premio a Big Little Lies per la Miglior miniserie, è l’emblema di quello che questa edizione dei premi per la televisione hanno voluto dirci. Quello che abbiamo di fronte nel 2017 non è più un medium finalizzato solo all’intrattenimento, ma è esattamente quel che serve per raccontare una storia che lasci qualcosa dentro. La serie tv del presente può essere femminista, può denunciare situazioni scomode, può persino azzardarsi a competere con il cinema in quanto a impegno dei temi trattati: dalla soap opera a The Handmaid’s Tale se n’è fatta di strada, anche e soprattutto perché la donna ha smesso di essere la casalinga disperata che stira con gli occhi fissi sulla televisione tanto tempo fa.

Emmy 2017 Elisabeth Moss
Elisabeth Moss riceve il suo premio da Oprah Winfrey.

Come le serie tv, la figura femminile all’interno della società si è evoluta, ha fatto passi da gigante in un lasso di tempo che sembra insignificante e che invece è stato abbastanza da sovvertire regole millenarie. Questi Emmy 2017 sono un po’ il culmine di questo momento fieramente femminista, il riconoscimento scritto di un anno “straordinario per le donne in tv“, come ricordato dalla stessa Reese Witherspoon durante la serata al Microsoft Theater di Los Angeles.