Tutti i motivi per cui (non) vorremmo che Harry Potter diventasse una serie tv

Devo fare una doverosa quanto dolorosa premessa prima di iniziare questo articolo: sebbene io ami Harry Potter alla follia, i film che sono stati tratti dai libri non mi piacciono. O meglio, non mi piacciono quanto e come dovrebbero.

I primi due, con la regia di Chris Columbus, sono perfetti, in grado di trasmettere quell’atmosfera magica di una Hogwarts filtrata dagli occhi di Harry Potter, che mai avrebbe pensato di potersi trovare in un simile luogo. Poi c’è il terzo, al quale Alfonso Cuarón riesce ad imprimere uno stile dark ma non troppo, giusto per l’atmosfera data dai Dissennatori, dalla situazione con Sirius, da tutto il resto: de Il Prigioniero di Azkaban ho un ricordo piuttosto piacevole. Dal Calice di Fuoco in poi qualcosa inizia a scricchiolare, ma lì forse si può imputare il problema ad una difficoltà di adattamento di un libro così pregno in un contenitore cinematografico relativamente ridotto. Ecco, la disfatta inizia dal quinto, e il responsabile di tutto ciò risponde al nome di David Yates: vicende cambiate, storia castrata, fotografia monocolore e inespressiva, il baratro. Ma questo non è un articolo per parlare dei sentimenti che provo per David Yates.

Sono dell’idea che Harry Potter sia arrivato dieci anni troppo presto, quando ancora c’era la “moda” delle saghe cinematografiche e non quella delle serie tv.

Parliamoci chiaro: la saga di Harry Potter avrebbe funzionato meglio se trasposta in una serie tv anziché in una serie di film. Ogni libro una stagione, e si sarebbe potuto dare il giusto peso a tutto quanto: al Quidditch, alle sotto-storie tagliate (ogni volta che penso a Merope Gaunt ho un mancamento), alle relazioni interpersonali – magari avremmo potuto veder costruita con un po’ più di pathos la love story tra Harry e Ginny, il cui picco massimo di passione è “Mi tiri su la zip del vestito”. Sono onestamente dell’idea che Harry Potter sia arrivato dieci anni troppo presto, quando ancora c’era la “moda” delle saghe cinematografiche e non quella delle serie tv: per questo motivo ci siamo persi molto. Provate a ricordare il nervoso di quando nell’Ordine della Fenice hanno tagliato tutta la parte del Quidditch. O l’orribile gestione della morte di Silente e di tutto ciò che la precede e la segue nel Principe Mezzosangue – cioè praticamente tutto il film. Una bella serie tv avrebbe evitato tutto questo. Dio, che brutto il pensiero del Principe Mezzosangue.

Anche solo per coerenza di idee: se Harry Potter fosse stato uno show televisivo, avrebbe avuto sì vari registi, ma solo un paio di showrunner a reggere le fila di tutto e a dare alla serie un tono omogeneo, più simile ai libri, che d’altronde sono scritti da una persona sola. Indubbiamente la differenza di opinioni sul mondo di Harry Potter da parte di Columbus, Cuarón, Newell e Yates ha portato a delle insormontabili barriere stilistiche tra un episodio e l’altro, che non riescono a essere superate nemmeno con la costante della sceneggiatura, sempre firmata da Steven Kloves. Poi ovviamente, come succede ad esempio con Game of Thrones – che tuttavia è un caso limite, dal momento che la serie ha superato i romanzi -, le differenze coi libri sarebbero esistite comunque: rappresentare fedelmente ogni singola pagina è un’utopia. Forse, però, avremmo potuto evitare la totale soppressione di quelle che per un Potterhead sono informazioni cruciali, come la storia completa dei Malandrini e della mappa e il funerale di Silente.

Harry Potter
Sarebbe stato bello veder raccontata anche nei film la connessione tra i Malandrini e la mappa.

Se oggi aprissi Internet e scoprissi che, per qualche strano allineamento di pianeti, hanno deciso di produrre una serie tv ispirata a Harry Potter, probabilmente avrei sentimenti molto contrastanti. Da una parte sarei finalmente contenta del fatto che qualcuno è d’accordo con me, da sempre fervente sostenitrice del fatto che la saga troverebbe la sua miglior trasposizione in tv; dall’altra, però, ci sarebbe qualcosa di talmente fuori posto da potenzialmente impedirmi di guardarla.

Non si può di colpo prendere dei personaggi, coi quali molti di noi sono cresciuti, e cambiare loro il volto che abbiamo sempre conosciuto: un casting è per sempre.

Arriviamo dunque al nocciolo della questione: i motivi per cui vorrei che Harry Potter fosse (stato) una serie tv sono abbastanza chiari, ma il motivo per cui non vorrei assolutamente vedere realizzata una cosa simile è solo uno, il cast. Harry, Ron, Hermione, Draco e gli altri hanno ormai nella mia mente – e in quella di tutti i buoni Potterhead che non abbiano vissuto su un’isola deserta dal 2001 ad oggi – i volti di Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Tom Felton e via dicendo. Non si può di colpo prendere dei personaggi, coi quali molti di noi sono cresciuti, e cambiare loro il volto che abbiamo sempre conosciuto: un casting è per sempre, in casi come quello di una produzione di successo quale è stata Harry Potter. E poi Maggie Smith, Maggie Smith! Vi immaginate un mondo in cui Minerva McGranitt non è Maggie Smith? È lo stesso discorso delle nuove traduzioni dei romanzi, quelle con Tassofrasso, Snape e Salice Schiaffeggiante: anche se sono più calzanti al testo in lingua originale, la nostra mente è talmente abituata a Tassorosso, Piton e Platano Picchiatore che non riusciamo proprio a farcele andare giù.

Harry Potter
L’unica Minerva McGranitt di cui avremo mai bisogno.
Loading...

Per questo piccolo, apparentemente banale e insignificante motivo abbiamo perso per sempre l’occasione che la saga più amata del mondo possa un domani venire rispolverata per diventare materiale televisivo: nessuno oserebbe mai mettersi contro “mostri sacri” come i film di Harry Potter, se non forse tra un centinaio d’anni quando tornerà la moda dei remake. E nessuno di noi, purtroppo o per fortuna, sarà lì ad assistere alla nuova vita dei nostri amati personaggi.