Lost: il finale fa male ancora a distanza di anni, capolavoro o puntata inconcludente? Alcune Riflessioni

Scrivere di Lost non è per niente semplice. Premetto che si tratta della serie TV che preferisco in assoluto e quindi mi vien più facile elogiarla che evidenziarne ciò che ha fatto storcere il naso ai più, ma cercherò di essere il più imparziale possibile. Nel corso di sei stagioni abbiamo visto orsi polari su un’isola tropicale, mostri sotto forma di fumo, samurai bizzarri e computer che sventano cataclismi, assistendo a viaggi nel tempo e a una visione materialistica del Purgatorio. Il soprannaturale è padrone di Lost e lo si capisce già dopo qualche episodio, ma non è questo che ha deluso una (non proprio piccola) fetta di pubblico.

Il finale è stato un episodio dirompente e capace di mettere in subbuglio una marea di emozioni, persino contrastanti.

Alcuni sostengono infatti che gli sceneggiatori non sapessero cosa diavolo stesse succedendo, continuando a sfornare episodio dopo episodio nel tentativo di ricongiungere in qualche modo i pezzi del puzzle per venirne a capo. Si potrebbe immaginare una scena del tipo: “Ehi, facciamo che succeda questo. Non ha assolutamente alcun senso e non so nemmeno come ci arriveremo, ma la gente sarà sorpresa ed è ciò che conta, no? Se gli spettatori dovessero cominciare a pensare che sia ridicolo, faremo accadere qualcosa di ancora più sconvolgente e incredibile per distrarli, ripetendo questa formula fino alla fine”. Un approccio anarchico alla narrazione che, secondo molti, avrebbe lasciato un milione di domande senza risposta obbligando Lost a un finale più irrazionale e mistico.

Lost
John Locke, uno dei personaggi più sfaccettati della serie.

C’è invece chi, come me, è andato in brodo di giuggiole guardando la serie e soprattutto il suo epico, lasciatemelo dire, finale. Un episodio emotivamente forte, struggente ma al tempo stesso soave, serafico. Ricordo ancora di essermi commosso, ed è un evento straordinario perché io sono il classico amico fastidioso che quando ti vede con le lacrime agli occhi davanti alla TV ti fa “che fai, piangi?”. È stata però una puntata dirompente e capace di mettere in subbuglio una marea di emozioni, persino contrastanti. Abbiamo appreso che quello che si vedeva fuori dell’isola non era una realtà parallela, ma un flashforward in cui i personaggi erano nell’aldilà. Quella di riservare questa rivelazione per il gran finale si è dimostrata una mossa efficace, perché ha fatto sì che gli spettatori restassero fino all’ultimo incollati davanti allo schermo per capire il motivo di due realtà distinte. “La vita sull’isola è tutto un sogno? Quello che succede nel mondo civilizzato è una realtà alternativa? Oppure ci stanno facendo vedere come sarebbero state le vite dei superstiti se non fosse mai avvenuto l’incidente aereo?”.

Il finale di Lost è la conclusione di una grandissima storia di amicizia.

Queste le domande che frullavano maggiormente nella testa di chi seguiva Lost, ignari di essere davanti a una proiezione ultraterrena che in pochi minuti avrebbe messo la parola fine a un’epopea durata anni. Forse qualcuno si sarebbe aspettato una conclusione che avesse a che fare con la meccanica quantistica e la teoria delle stringhe, e invece la serie TV tenta solo in superficie di dare una spiegazione fisica agli eventi, raccontando dell’eterna lotta tra il Bene e il Male, di angeli e demoni, e dell’incontrovertibile esistenza dell’aldilà. Il finale è stato per me un colpo al cuore e anche adesso, a distanza di anni, ogni volta che parlo o scrivo di Lost mi viene il magone. La puntata si avvicina alla sua fine con la maggior parte dei personaggi principali seduti in una chiesa, mentre si preparano per andare verso la luce; ma sono gli eventi che portano a questa conclusione ciò che, perlopiù, vanno a scuotere gli animi degli spettatori #mammamiapiango.

Lost
L’occhio di Jack.

Gli isolani, che in questa realtà vivono in un mondo in cui il loro aereo non si è mai schiantato – e in cui l’isola stessa non è affondata – vengono riuniti dal destino, e grazie a Desmond riescono a rendersi conto di dove siano, di chi siano veramente e, soprattutto, di cosa fosse successo sull’isola (in sostanza, le loro vite prima di morire). La rivelazione della loro dipartita li colpisce uno a uno come un fulmine a ciel sereno: si riconoscono e si ricordano gli uni degli altri, gli amori si riaccendono, le amicizie vengono ri-forgiate e i rammarichi sepolti. John cammina di nuovo e perdona Ben che è rimasto fuori dalla Chiesa perché non ancora pronto per il Paradiso. Kate dice a Jack che lo amava e Sayid e Sawyer tornano con le loro rispettive donne. E, in tutto questo, quella maledetta colonna sonora straordinariamente riuscita non faceva che dire ai lacrimoni di migliaia di persone (compresi i miei) “forza, uscite!”.

Il soprannaturale è padrone di Lost e lo si capisce già dopo qualche episodio.

Loading...

Ma la più famosa serie ABC ha anche un valore più pratico e palpabile. L’epilogo di Lost, su questo saranno probabilmente tutti d’accordo, è in primis la fine di un viaggio durato sei stagioni. È la conclusione di una grandissima storia di amicizia, una delle più intense mai narrate su schermo, quella di un gruppo di sconosciuti che giungono a una convivenza forzata ricominciando tutto daccapo. Una nuova vita, una nuova possibilità. Quella narrata dalla serie tv è un’amicizia che ti snocciola ogni legame tra personaggi episodio dopo episodio, facendoti affezionare a loro come se fossero reali. La puntata in cui Charlie si sacrifica mi ha rovinato tutta la giornata, per dire, e anche quella successiva. Sono stato ore a rimuginare sul fatto che magari avrebbe potuto salvarsi in qualche modo se avesse agito diversamente. Ma Lost è una ruota che gira e non si ferma, e il suo movimento ciclico è simboleggiato splendidamente da come comincia e finisce la storia dell’isola e dei sopravvissuti: un’inquadratura ravvicinata a quegli occhi (quelli di Jack), che guardano il cielo azzurro inconsapevoli di quel che verrà.

Tags: