Il Signore degli Anelli: e se le menti dietro Game of Thrones lo trasformassero in una serie tv?

“Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nell’oscurità incatenarli.”

“L’inverno sta arrivando.”

Molti di voi si staranno chiedendo il motivo per cui ho citato due delle opere fantasy più conosciute al Mondo (se non le più conosciute in assoluto), opere che hanno fatto e fanno sognare milioni di appassionati e che sono diventate, nella comunità del fantasy, un vero e proprio culto. Ora ve lo spiego: la prima rappresenta Il Signore degli Anelli, ovvero – non penso di non dire un’eresia – il libro fantasy per eccellenza (nonché una fantastica trilogia cinematografica); la seconda è Game of Thrones, considerata dai più, oltre che legittima erede del primo, una serie televisiva capace di accendere la passione in milioni di fan.

A questo punto entra in gioco la folle idea che da un po’ di tempo circola nella mente di diversi fan. Provate solo a immaginare quello che potrebbe succedere se unissimo alla grandiosa capacità di HBO di trarre una serie che è già diventata un fenomeno globale la vastità del mondo creato dal mai troppo compianto professore John Ronald Reuel Tolkien. Ci state pensando? Avete la bava alla bocca come il sottoscritto?

Il dibattito tra appassionati del genere fantasy è aperto da sempre: cosa è meglio, Il Signore degli Anelli o Il Trono di Spade? A questa domanda non c’è risposta, sono due opere grandiose a loro modo, che hanno pro, contro e peculiarità diverse. Ma nonostante queste differenze le due saghe hanno dei punti d’incontro, ed è su questo che andrebbe intavolata tale discussione e affrontata con il giusto periglio, perché la domanda che ci poniamo non è né semplice né banale. Partendo dal presupposto che in comune le due opere hanno solo il genere, bisogna fare una riflessione su cosa potrebbe rendere appetibile una serie su Il Signore degli Anelli al pubblico di Game of Thrones.

Il Signore degli Anelli
Sarebbe bella una sigla d’apertura con protagonista l’Anello.

Inizierei col dire che la serie non dovrebbe trattare i temi affrontati nelle due trilogie cinematografiche di Peter Jackson, perché verrebbe a mancare quell’effetto sorpresa fondamentale in una serie tv che deve attirare lo spettatore, ma soprattutto si farebbero dei confronti con i film che non avrebbero molto senso. Poi bisognerebbe considerare quale delle opere di Tolkien potrebbe infiammare le platee televisive come solo la serie della HBO è riuscita a fare: uno dei suoi scritti, insomma, che sia pieno di colpi di scena, omicidi efferati, morti inaspettate, scontri avvincenti, creature leggendarie (tutte cose che consentirebbero ai maghi degli effetti speciali di scatenarsi) tale da rendere una serie epica come lo show dell’emittente statunitense.

Bisogna fare una riflessione su cosa potrebbe rendere appetibile una serie su Il Signore degli Anelli al pubblico di Game of Thrones.

Anche se molto è stato raccontato nei sei film che sono stati prodotti, il materiale creato da J. R. R. Tolkien è così tanto che c’è ancora moltissimo su cui poter lavorare. Anzi, la storia che molti conoscono, in realtà, è solo una minima parte di quella che il professore ci ha lasciato in eredità. Ad esempio, il Silmarillion è ancora vergine di adattamenti multimediali: tutti coloro che si sono cimentati nella lettura di quest’opera sapranno che la complessità e la difficoltà di questo libro è, se vogliamo, ancora più elevata di quella del Signore degli Anelli. È difatti il racconto dei giorni antichi, della prima era, l’epoca in cui Morgoth (signore del male ben prima di Sauron, cattivo delle trilogie che tutti conosciamo) combatte contro i supremi undici che gli mossero guerra per riconquistare i Silmaril, tre gioielli dall’immensa bellezza e perfezione creati da Fëanor quando i Noldor (elfi) vivevano ancora a Valinor. Il libro si divide in cinque parti:

  • L’Ainulindalë e il Valaquenta, che raccontano la creazione di EA, “Il mondo che è”, dei Valar – ovvero “le potenze del mondo” – e dei Maiar, spiriti potenti ma inferiori ai Valar;
  • Il Quenta Silmarillion, ovvero il Silmarillion vero e proprio, dove vengono narrate le storie più importanti di tutta la Prima Era della Terra di Mezzo, l’avvento degli elfi, degli uomini e dei nani, e la guerra per i Silmarilli – le gemme di cui sopra. Tali gemme spettano agli elfi, ma sono bramate e rubate da Morgoth, e sul loro recupero si snoda quasi tutta la trama dei racconti;
  • L’Akallabêth, penultimo capitolo dell’opera nel quale si parla dell’ascesa e della caduta di Númenor. All’inizio del capitolo vengono enumerati gli uomini che facevano parte della razza dei Númenóreani e il motivo per cui essi, sotto consiglio di Sauron, sfidarono la collera dei Valar, dai quali furono puniti con la distruzione della loro isola. L’autore prosegue con la narrazione della fondazione dei regni dei Nùmenòreani in esilio, Gondor e Arnor fondati da Elendil e dai suoi figli;
  • Gli Anelli di Potere e la Terza Era. In quest’ultimo capitolo viene chiarita l’origine nonché la fine degli Anelli di Potere che Sauron consegnò ad elfi, nani e uomini per poterli governare grazie al potere del suo Unico Anello, forgiato tra le fiamme del Monte Fato. In pratica, si tratta della vicenda narrata in sintesi all’inizio de Il Signore degli Anelli.
il signore degli anelli
Il buon Sauron non è il primo cattivo dell’universo de Il Signore degli Anelli.

Il Silmarillion è costellato da un numero incredibile di personaggi, molti più di Game of Thrones per intenderci, al punto che sarebbe meglio tenere sempre sotto mano la loro genealogia onde evitare frustranti dimenticanze. Da tutto questo è facile dedurre che si tratta di una vicenda estremamente intrigata e che trarne altri film sarebbe quasi impossibile, visto anche il salto temporale di migliaia di anni fra le vicende narrate e la conseguente difficoltà che ciò causerebbe nel dover mantenere una trama lineare del quale necessita un film o una trilogia. Poi, mentre ne Il Signore degli Anelli alcuni personaggi potevano tranquillamente essere eliminati senza che la trama subisse conseguenze nefaste (come si è visto nei film), nel Silmarillion questo è più complicato visto che molti dei protagonisti appaiono anche a diversi secoli di distanza dalla loro prima entrata in scena.

Il materiale creato da J. R. R. Tolkien è così tanto che c’è ancora moltissimo su cui poter lavorare.

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Il materiale a disposizione sarebbe davvero tanto e di altissima qualità. Inoltre l’hype che un’opera simile genererebbe negli amanti di Tolkien e del fantasy in generale sarebbe così alto da poter garantire un successo senza precedenti. Ovviamente il tutto andrebbe pensato con la premessa fondamentale di avere a disposizione quantomeno gli stessi mezzi offerti da HBO per produrre Game of Thrones, sia economici che di sceneggiatura (onde evitare spiacevoli soprese tipo Shannara). In definitiva, e fatte tutte queste debite considerazioni, mi sento di poter affermare che una serie incentrata nel mondo creato da Tolkien non avrebbe niente di meno rispetto a Games of Thrones; anzi, sotto alcuni aspetti potrebbe anche esserle superiore. Ma ci tengo a dire che le due saghe sono così grandiose che, secondo me, pensare che una possa essere superiore all’altra sarebbe profondamente sbagliato.