Game of Thrones: nella settima stagione si viaggia troppo velocemente?

Una delle maggiori critiche mosse alla settima stagione di Game of Thrones riguarda le tempistiche, veramente rapide, negli spostamenti dei vari protagonisti. Talmente veloci, va detto, da andare oltre ogni concetto di logica, seppur parliamo sempre di un mondo di fantasia con draghi e non-morti a dominare la scena. Nessuno discute di questo infatti, ma anche nell’estrema fantasia è necessario che vi sia quella verosimiglianza che non crei un distacco troppo netto con le logiche del mondo reale: per molti può sembrare un discorso superfluo, anzi, una politica del genere permette di arrivare subito all’azione ed evitare noiose perdite tempo. Per altri, e un po’ anche per il sottoscritto, la cura nel dettaglio sta pure in queste cose. E la settima stagione de Il Trono di Spade forse ha spinto fin troppo su questo punto di vista, accelerando in una maniera tale da allontanarsi da quelle che sarebbero le basilari logiche di verosimiglianza che ci si aspetterebbero pure da uno show fantasy di questo tipo.

Anche nell’estrema fantasia è necessario che vi sia quella verosimiglianza che non crei un distacco troppo netto con le logiche del mondo reale.

È giusto però considerare tutto l’insieme delle parti e fare valutazioni oggettive a 360 gradi. Prima di tutto, non sappiamo realmente quanto tempo passi tra una scena e l’altra: possono essere pochi secondi, come addirittura giorni, mesi o settimane. Non ci sono riferimenti temporali espliciti, ma implicita logica vorrebbe che, ad esempio, in un viaggio da una parte all’altra di Westeros passino diverse settimane. Possiamo poi discutere del fatto che i personaggi arrivino a destinazione con l’identico aspetto di quando erano partiti, ma se iniziassimo a soffermarci anche su questo problema mi servirebbe un articolo di una decina di pagine.

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L’Esercito dei Non-Morti non si è mai posto il problema. Il loro viaggio è praticamente durato un’eternità!
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