Don’t Hassel the Hoff parte 1: basta un uomo per fare la differenza. Meglio ancora se ha un’auto parlante. #TUESDAY VINTAGE

Dici David Hasselhoff, dici anni ‘80. E ‘90, anche. Oggi, in occasione del nostro Martedì Vintage, iniziamo a ripercorrere insieme alcune tappe della carriera di un attore che ha saputo mettersi in mostra principalmente sugli schermi televisivi americani e poi di tutto il mondo, ma che non ha disdegnato di coltivare molteplici talenti. Da giovane attore che si manteneva agli studi di recitazione lavorando come cameriere a icona di serie tv ormai entrate nella cultura pop, a produttore musicale e cantante, David Hasselhoff non si è mai fermato e continua a far parlare di sé ancora adesso. Qualcuno di voi lo ricorderà mentre, in occasione del concerto di Capodanno del 1989 organizzato a Berlino, chiese ed ottenne il permesso di cantare dal cestello di una gru sospeso sopra il famigerato muro che fino ad allora aveva diviso la Germania. Cantò Looking for Freedom, sua canzone che lui stesso scoprì con sorpresa essere piuttosto conosciuta nella Germania dell’Est. Qui potete guardare un video dell’esibizione, non scevra da qualche incidente mancato per un pelo.

Ma concentriamoci adesso sulla carriera da attore di serie tv di David.

Knight Industries: lo staff.

Partiamo dal principio, con la serie tv che lo consacrò come attore in patria e all’estero. Era il 1982 quando la prima serie di Kight Rider, da noi conosciuta come Kitt Supercar, venne mandata in onda sulle tv statunitensi. Hasselhoff interpretava il giovane Micheal Knight, membro dell’agenzia Knight Industries il cui scopo era lottare contro il crimine e sgominare bande di corrotti, proteggendo così la brava gente degli Stati Uniti. Questa agenzia poteva contare su tecnici e ingegneri di altissimo livello, in grado con la loro genialità di mettere a punto gioielli tecnologici che, per l’epoca, parevano iper futuristici e che garantivano loro un netto vantaggio sui criminali. Il migliore di questi aggeggi era lei, la splendida Pontiac Firebird Trans Am che, prima della fine del decennio, si sarebbe insinuata come fantasia automobilistica nella mente di migliaia di bambini, adolescenti e adulti. Il solo fatto di essere la prima auto dotata di navigatore e capacità di parcheggiarsi da sola ne faceva una meraviglia per ogni automobilista comune, ma KITT (acronimo di Knight Industries Two Thousand) non si limitava a questo: praticamente indistruttibile, antiproiettile, era dotata di propulsori in grado di farle compiere balzi incredibili, un sistema di accelerazione al pari delle auto dopate col NOS dei vari Fast & Furious (con la differenza che KITT non fondeva mai il motore!) e un’intelligenza artificiale in grado di interloquire con le persone, ricevere ed elaborare informazioni in tempo reale e gestire in modo completamente autonomo l’auto. Altro che Google Car.

Magari la mia lo facesse…

Nonostante la prima donna della serie in effetti risultasse essere la Firebird, il buon Micheal Knight si guadagnava degnamente il suo spazio nell’inquadratura: incarnava il classico belloccio dell’epoca, con rigogliosa chioma fresca di permanente, jeans e giacca di pelle. Sembrava in effetti la versione “ingentilita” di un classico biker: lo stesso gusto per l’avventura e sprezzo del pericolo, la stessa propensione a non disdegnare una buona scazzottata lo rendevano un pizzico ribelle e quindi facile da prendere in simpatia per i giovani spettatori; oltre a questo, però, c’era il lato dell’eroe che non esita a rischiare la vita pur di proteggere i più deboli e indifesi, che lo rendevano un cavaliere dal cuore d’oro senza se e senza ma. Aggiungiamo pure che non terminava mai una puntata senza aver baciato appassionatamente una signorina, ed ecco il quadro completo del pilota perfetto, l’unico al mondo ad essere all’altezza di KITT. Il buddy system che si venne a creare tra i due spesso e volentieri dava origine a dialoghi buffi, in cui generalmente KITT chiedeva a Micheal il perché di suoi comportamenti tipicamente umani, senza mai riuscire a comprendere le risposte e classificandole sempre come prive di senso. Questi intermezzi creavano piccoli momenti che servivano a spezzare la tensione durante gli episodi, come anche a coronare l’esito delle missioni a fine puntata. Hasselhoff stesso, durante un’intervista, dichiarò come l’equilibrio e la complementarità fra la logica di KITT e l’impulsività emotiva di Micheal creassero la miscela adatta per legare al meglio questi due co-protagonisti.

Guardate com’è bella!

Raccontò anche di come, nonostante il suo ruolo principale fosse quello di attore, riuscì ad imparare alcuni trucchi di guida niente male. Imparò a guidare con l’iconico volante di KITT che, ricorderete, aveva l’aspetto di una cloche e imparò perfettamente ad eseguire l’inversione a 180° a tutta velocità, manovra che veniva eseguita spesso. Oltre a lui, ovviamente, figurava una squadra di stuntmen specializzati nella guida. In tutto, per girare le puntate, si utilizzarono nove automobili, ciascuna modificata per ogni tipo di scena: una per le inquadrature da ferma, una per le scene in cui l’auto saltava, una per la corsa in bilico su due ruote e così via. Lo show proponeva numerose scene d’azione, inseguimenti mozzafiato, esplosioni, sparatorie e lotte. Ognuna di queste richiese molta attenzione e precisione per essere girata in condizioni di sicurezza, soprattutto considerando che KITT era parte attiva di quasi tutte le azioni e non di rado si lanciava nella mischia per salvare Micheal quando questi, uscito dall’abitacolo, si ritrovava in inferiorità numerica, eseguendo manovre folli per mettere ko i nemici di turno. Spesso si presentavano situazioni in cui anche gli antagonisti avevano a loro disposizione dei mezzi che diventavano di volta in volta le nemesi della Pontiac: a partire da KARR, la gemella cattiva di KITT fino a Goliath, l’indistruttibile camion, passando per ruspe, aerei, macchinari di ogni tipo. Knight Rider era una serie con l’intento di stupire lo spettatore in ogni puntata.

La verità è che KITT, ancora adesso, si lascia guidare solo da LUI.

Knight Rider contò, nella sua versione originale, quattro stagioni che vennero mandate in onda in America dal 1982 al 1986, mentre da noi giunse nel 1984 su Italia 1. Il successo fu tale che, nel tempo, si volle provare a creare nuove serie e film ispirati all’auto intelligente di Knight Industries: da Knight Rider 2000, film del 1991 (in cui KITT, inteso come la AI, viene smontato dalla storica Pontiac Firebird per essere montato su una Chevrolet Chevy), a Team Knight Rider, fallimentare serie tv del 1997 che provò a restaurare il prestigio di Knight Rider, senza riuscirci. Nonostante un numeroso team di eroi alla guida di veicoli differenti, infatti, la serie naufragò. Un secondo tentativo venne fatto nel 2008, con la serie Knight Rider in cui il figlio di Micheal Knight accetta il testimone del padre e perpetua la sua lotta al crimine al volante del nuovo KITT, montato su una Mustang GT (che si spartì la scena con altri modelli della stessa casa automobilistica, creando un po’ di confusione). Purtroppo, nemmeno questa serie riscosse molto seguito e così non si proseguì oltre la prima stagione. Almeno per il momento, il merito per il successo dell’automobile del futuro e le sue chiavi d’accensione sono ancora saldamente in tasca a David Hasselhoff.

KITT nel 2008, in questo caso montato su una scintillante Mustang GT versione Super Snake.

Bene amici di Serializzàti, che ne dite di finire questo tuffo indietro nel tempo con un giro sulla storica Supercar, sulle note ormai famose della sigla di Knight Rider? Salutiamo KITT e Micheal per il momento, ma non il buon David che ritroveremo più avanti nella nostra rubrica Vintage!

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