Come sopravvivere a un’apocalisse zombie: ricercatori consigliano di rifugiarsi in montagna

Ammettiamolo: tutti ci abbiamo riflettuto.
Nella cultura popolare haitiana, gli zombie sono delle persone assoggettate tramite un rito appartenente alla religione voodoo in cui viene usato un veleno chiamato tedradotoxina, ottenuto dal pesce palla e da alcuni rospi; una volta iniettato, rende totalmente privi di qualsiasi capacità intellettiva e volontà propria. Si diventa in poche parole schiavi di un padrone, poco più che marionette.
Oggi il termine zombie lo intendiamo in maniera diversa, grazie al regista e maestro George Romero che lo ha fatto diventare un fenomeno di massa. Gli zombie dei classici film sono creature mostruose, in decomposizione, mossi da un istinto che definiremmo primordiale: quello di mangiare. Ma non la lasagna, bensì il cervello. Il nostro.
Alcuni ricercatori hanno voluto capire come un’eventuale apocalisse zombie potrebbe diffondersi in America. Dalla ricerca, risulta che le grandi città sono posti molto rischiosi perché la propagazione del virus in un ambiente così popoloso avrebbe una rapida ascesa. Sono molto più indicati per la sopravvivenza della nostra specie luoghi riparati, come le montagne.
Qui in Italia il nostro metro di paragone sono le metropoli di Milano e Roma; immaginatevi di uscire di casa e di ritrovarvi centinaia di zombie che non aspettano altro di attaccarvi. Diversamente, chi abita in una fattoria o in agriturismo, fuori dai centri urbani, potrebbe incontrare il primo zombie solo molto tempo dopo dallo scoppio dell’epidemia; al contempo, avrebbe anche più possibilità di correre ai ripari – scorte di cibo, munizioni – rispetto a qualcuno che abita in Piazza Duomo a Milano.

 

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