Black Mirror è lo specchio di una società verosimile e inquietante: alcune riflessioni (SPOILER)

Black Mirror è una serie tv diversa da tutte le altre: non ha un filo conduttore e i personaggi non sono tra loro collegati. Se non l’avete vista, non perdete altro tempo e fatelo assolutamente (se non volete spoiler non continuate la lettura). Tra i vari temi ricorre quello della tecnologia, dei social network e di altri aspetti della società, ma ciò che la rende unica è il disagio. Quel colpo che incassi a fine puntata per come la serie rappresenta il Mondo di oggi (o forse di domani?). Per come lo riflette.

I social network contano molto oggigiorno, se ci pensate. Avere la cosiddetta “immagine social”. In un episodio, la società si fonda proprio su di essi: più like possiedi, più acquisti punti, privilegi e popolarità. Altrimenti sei visto come un barbone, o forse uno da rinchiudere in prigione. Ciò porta gli abitanti di questo mondo distopico a profondersi in sorrisi falsi, carinerie per dei cuoricini, a non dire mai cosa si pensa realmente, a indossare una maschera sociale. Pensate a quando scorriamo la bacheca di Facebook e notiamo foto postate da ragazze o ragazzi quasi nudi. Il motivo? Un pollice in su. Si scrive una bella citazione come stato, magari la si copia da qualche sito per like e visibilità, solo per essere approvati dalla società.

Black Mirror mette a nudo ciò che la società (purtroppo) sta diventando.

In due episodi viene trattato il tema della morte quasi nella stessa maniera: in uno è raccontata la vicenda di una coppia in cui lui perde la vita durante un viaggio di lavoro. Lei ovviamente sta male, e cerca di “andare avanti” ricorrendo a un robot con le stesse sembianze del compagno, con atteggiamenti e comportamenti memorizzati in un database al suo interno. In un altro si narra la vicenda di due ragazze che si incontrano in un bar negli anni ’80 e, data la difficoltà tecnologica di ricontattarsi, viaggiano alla ricerca l’una dell’altra: nella realtà sono due persone anziane che vagano nel tempo e nello spazio tramite dispositivi elettronici. Alla fine decidono di stare insieme rinunciando alla vita reale (quindi morendo) per rifugiarsi in un mondo virtuale ancora giovani e felici. Non so voi, ma io ci vedo una speranza coperta dalla follia, che con l’aiuto della tecnologia oscura ogni senso di logica, fuggendo dalla paura dell’accettazione della morte. Ciò che fa riflettere, inoltre, è questa idolatria per una tecnologia che sta prendendo sempre di più il sopravvento sulle nostre vite.

Black Mirror
Una delle puntate più WTF di Black Mirror.

Un’altra vicenda tratta il tema della politica in maniera molto bizzarra. Una delle principesse d’Inghilterra viene rapita e il riscatto non è un bel milioncino, una macchina o un’isola, ma piuttosto vedere il Primo Ministro avere un coito con un esemplare di maiale femmina in diretta televisiva. Ed ecco che, mentre l’uomo pondera la sua decisione sul da farsi, il popolo si divide tra coloro che ammirano il politico, “guardate fin dove arriva il suo senso del dovere”, e chi invece “oh Dio, questo è il nostro Primo Ministro? Che cosa sta facendo? Non è un comportamento idoneo alla sua posizione”. Alla fine si scopre che era tutta una farsa: la principessa è stata rilasciata ben prima del “sacrificio” che il Primo Ministro ha compiuto in diretta nazionale. Si rimane però shockati dopo averlo visto e ci si chiede quale sia il messaggio. Lo schiaffo ricevuto da questo episodio sta nella visione di una società sempre disposta a puntare un dito contro qualsiasi cosa si faccia, che sia benevola o meno. È facile giudicare senza trovarsi in una situazione tale da dover prendere una decisione complicata.

Black Mirror non ha un filo conduttore e i personaggi non sono tra loro collegati.

In un altro episodio di Black Mirror un’emittente televisiva crea, per pubblicizzare un programma di attualità, il personaggio di Waldo: un orsacchiotto blu, carino e sarcastico, che finisce per essere candidato come senatore, sfruttando la sua enorme popolarità. Waldo diventa un simbolo per sostenere un possibile progetto futuro, basato sul controllo delle masse mediante l’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Waldo è infallibile, è intoccabile, controlla tutti.

L’autore di Black Mirror vuole dare una propria visione di come un errato utilizzo delle nuove tecnologie possa portare il genere umano a severe conseguenze, non poi così assurde. Le tematiche sono molto, anzi troppo, vicine alla realtà, e fanno riflettere sulla strumentalizzazione da parte dei mass media e sul concetto dell’idolo delle masse.

Black Mirror
Stare sotto gli occhi di tutti, continuamente, dev’essere soffocante.

Tra le vicende più inquietanti ce n’è una che lascia lo spettatore in stallo durante tutto il racconto della storia, e tocca un argomento scabroso quale la giustizia. La protagonista si chiama Victoria ed è perennemente inseguita da persone che vogliono ucciderla, ma anche da altri che la filmano con il cellulare senza nemmeno rivolgerle la parola. In realtà lei non è una vittima, come viene fatto intendere sin dall’inizio dell’episodio, ma piuttosto un carnefice: la donna ha rapito una bambina per torturarla e ucciderla, riprendendo tutto con il suo telefono. Alla fine di ogni giornata, a Victoria viene cancellata la memoria tramite degli elettrodi che emettono delle scosse fortissime così che, il giorno dopo, tutto possa ricominciare da capo: è lei l’attrazione principale di un “parco giochi” in cui viene torturata e filmata dagli spettatori, in un ciclo praticamente infinito, che rappresenta la sua punizione. Il castigo per ciò che ha fatto diventa una spettacolarizzazione della sofferenza, amplificata all’ennesima potenza. Di conseguenza è oggetto di attrazione e la nostra realtà non è lontana da una strada simile, basta ricordare il caso di Amanda Knox, o innumerevoli talk show su qualsiasi crimine.

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Black Mirror mette a nudo ciò che la società (purtroppo) sta diventando. Chiaramente tutto viene estremizzato ma chissà che, in un futuro prossimo, non si arrivi a sottostare a una tecnologia ormai divina e a un senso dell’immagine che ha completamente rimpiazzato la realtà, i sentimenti e le emozioni.