Black Mirror 4 – Recensione: fra tradizione e innovazione

La quarta stagione di Black Mirror non fa nulla che faccia cambiare idea ai detrattori della nuova produzione americana affidata a Netflix. Si tratta infatti della seconda stagione consecutiva ordinata dalla famosa piattaforma di contenuti in streaming e già con gli episodi di quella precedente, nonostante la splendida San Junipero, in molti avevano avvertito un cambiamento nello stile delle puntate. Uno stile quasi complessivamente più “morbido”, ottimista e di conseguenza più avvezzo agli happy ending o a quel tipo di finali che comunque non lasciano quel senso di angoscia tipico dei primissimi episodi dello show. Sarebbe ipocrita dunque affermare che con questa quarta stagione si torni al passato: anzi, se possibile si rafforza ancor di più il (nuovo) concetto, in un mix fra tradizione e innovazione che potrà forse scontentare i fan più esigenti, ma che è comunque in grado di regalare puntate di ottima fattura, sebbene non manchi una certa altalenanza qualitativa.

Black Mirror 4 – Recensione: USS Callister

USS Callister sembra una banale parodia di Star Trek. Ma l’apparenza, per fortuna, inganna.

In termini di innovazione basterebbe effettivamente prendere soltanto USS Callister, episodio pilota di Black Mirror 4, per capire in pieno di cosa si sta parlando. La tecnologia ossessiva e invadente resta ovviamente al centro della scena, ma ci sono anche degli elementi nuovi assai interessanti: è il primo episodio a sposare infatti un ambito sci-fi, che viene curato con attenzione e dedizione, senza disdegnare qualche rimando voluto alla fantascienza del passato, puntando soprattutto su Star Trek. E quella che all’inizio sembra presentarsi come una patetica parodia della serie TV con protagonista la Enterprise e il suo equipaggio, mostra immediatamente qualcosa di più, osando un’evoluzione complessa che riporta subito la puntata sui binari tipici dello show.

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La tecnologia, nella forma in cui ci ha abituato immediatamente Black Mirror, torna protagonista in maniera quasi originale e tre quarti della puntata, la più lunga dell’intera stagione (ben un’ora e un quarto!), filano via in maniera quasi impercettibile. Tuttavia, nonostante la durata eccezionale, succede qualcosa nel finale che non riesce a evitare la sensazione di trovarsi dinnanzi a un’occasione sprecata. Il plot si evolve in modo inaspettato ma non colpisce, lasciando un forte amaro in bocca per risposte a domande che si pensava venissero date e che invece restano lì, sospese nel vuoto nello spazio. Nonostante sia un episodio più che piacevole, diventa difficile sentirsi soddisfatti del finale

Black Mirror 4 – Recensione: Arkangel

Una mamma iper-protettiva e una tecnologia super-invadente. Ingredienti perfetti per una buona puntata, peccato per la realizzazione.

Una sensazione simile, per motivi diversi, la lascia Arkangel. La seconda puntata, diretta da Jodie Foster, tratta un delicato tema genitoriale: una mamma single che, ossessionata dalla sicurezza per la sua bimba, decide di affidarsi a un sofisticato sistema che le permette di controllarne i movimenti e…molto di più. Le premesse sono dunque incoraggianti, ma vengono disattese prima di tutto da un’evoluzione della trama fin troppo scontata; in secondo luogo da una scarsa prova di recitazione da parte di alcuni degli attori protagonisti, che con le loro espressioni risultano talvolta persino fastidiosi. Il finale, anche questo abbastanza prevedibile, prova a forzare così tanto la mano da essere un filo ridicolo. Nonostante l’ottimo nome in regia, si tratta quindi di un episodio nel complesso dimenticabile.