American Horror Story 8: Apocalypse, recensione del primo episodio The End

È finalmente stato trasmesso sulla rete statunitense FX, mercoledì 12 settembre, il primo episodio di American Horror Story 8, che per tema sceglie l’Apocalisse. Giocando la carta dello spauracchio nucleare, il pilota ci mostra come il mondo tranquillo e apparentemente immutabile nel suo ripetersi di ogni giorno possa in realtà essere ridotto in cenere in pochi minuti. Mentre le vite di ognuno scorrono come sempre, chi dal parrucchiere, chi in attesa di conoscere i risultati di un test d’ammissione… ecco giungere la notizia che cambierà tutto, per sempre.

Le sirene d’emergenza ululano continuamente, gli ultimi disperati attimi di dirette tv mostrano un giornalista arreso all’evidenza che annuncia la fine del mondo per via di un attacco atomico che ha generato ritorsioni su ritorsioni dello stesso tipo. Il mondo sta per finire, e resta solo il tempo di servirsi della telecamera per dire addio ai figli. Mentre le persone si riversano sulle strade in una disperazione senza controllo né direzione, vediamo alcuni personaggi ricevere un messaggio di speranza: chi scopre che la propria famiglia ha pagato cifre stellari per comprare il proprio diritto di entrare in “un posto sicuro”, chi viene prelevato di peso da casa da agenti che spiegano solo “sei stato scelto poiché geneticamente adatto. Tu potrai sopravvivere.”

Wilhemina Venable, custode del rifugio antiatomico. Non guardatela negli occhi.

Il pilot di American Horror Story 8 crea un senso continuo di claustrofobia

Ed è qui, in effetti, che la premessa di American Horror Story 8 si fa da parte, lasciandoci entrare nella vicenda vera e propria. I sopravvissuti, in un modo o nell’altro, raggiungono tutti il tanto agognato luogo sicuro: si tratta dell’Avamposto 3, un edificio buio e soffocante, senza elettricità e provvisto di scarse risorse. Ad accoglierli una donna distaccata ed enigmatica, Wilhemina Venable (Sarah Paulson) che si presenta come il volto dell’organizzazione che ha magnanimamente salvato le vite di questo manipolo di prescelti. Nel rifugio le persone sono divise per categorie: i grigi sono coloro che servono e i viola sono i privilegiati, i nobili che nell’epoca della guerra atomica possono permettersi il lusso di brindare con acqua minerale. Non c’è davvero alcuna distrazione, le regole sono molte e infrangerle significa morire. Non si può uscire, non si può avere relazioni. La radio trasmette ancora e ancora la stessa canzone senza mai fermarsi, la luce delle candele nutre i capricci delle ombre e le pareti paiono letteralmente chiudersi sui personaggi, creando un senso continuo di claustrofobia e la sensazione netta di star osservando un gruppo di topi caduti, loro malgrado, in una perversa trappola.

Signori, credetemi se vi dico che questa persona ama dispensare punizioni. Punizioni cattive, intendo.

Il primo episodio di American Horror Story 8 presenta diversi volti nuovi: Coco St. Pierre Vanderbilt (Leslie Grossman), capricciosa e viziata donna che, non paga della sua ricchezza, mira a diventare una star del web; il suo parrucchiere di fiducia Mr. Gallant (Evan Peters) e la sua assistente personale Mallory (Billie Lourd), quest’ultima salva ma inserita nella categoria delle persone in grigio. Appaiono anche una coppia di giovani studenti selezionati perché idonei alla sopravvivenza e che faranno del loro nascente legame il punto di maggiore forza: Timothy (Kyle Allen) ed Emily (Ashley Santos). Chiusi loro malgrado senza possibilità di uscire, o di mangiare cibo vero poiché ormai praticamente ogni sostanza edibile è contaminata, i personaggi passano dalla nullafacenza ai bisticci, alle battute frivole di quando la vita era normale, a vere e proprie scene d’isteria. In certi punti si crea quasi il dubbio che alcuni personaggi non abbiano davvero compreso la gravità della situazione, oppure al contrario cercano di aggrapparsi a quello che resta di una vita persa per sempre, giocando ad un botta-e-risposta fuori luogo.

Medici della peste contemporanei, i membri dell’organizzazione sono gli unici a poter uscire dal rifugio.

American Horror Story 8: Apocalypse è stata annunciata come stagione crossover fra Murder House e Coven

L’episodio ci accompagna alla fine con l’ingresso in scena di un altro personaggio che i fan della serie avranno già sentito nominare: si tratta di un importante membro dell’organizzazione che gestisce questo e altri rifugi che si identifica come Micheal Langdon (Cody Fern). Mentre l’uomo – o per meglio dire l’Anticristo – si confronta con Wilhemina avvertendola che potrebbe esserci la possibilità di lasciare l’Avamposto 3 per un rifugio migliore e ben fornito con scorte non contaminate bastevoli per almeno dieci anni, ma che questa possibilità va meritata, la regia ci lascia dare un’occhiata a cosa succede fuori, nella desolazione. I cavalli che hanno condotto lì la carrozza dell’uomo, infatti, vengono soppressi e gettati da una rupe, alla base della quale sembrano solo esserci alberi. Eppure, qualcosa o qualcuno nascosto dalle fronde malate trascina le carcasse delle bestie lontano dalla vista. Iniziamo a capire che il fallout non è l’unico motivo valido per non mettere il naso fuori dalla porta.

Posso salvare tutti, oppure nessuno. La salvezza va meritata.

American Horror Story 8: Apocalypse è stata annunciata come stagione crossover fra Murder House e Coven; poiché gli sceneggiatori hanno già espresso come le varie stagioni della serie coesistano nel medesimo universo narrativo, sarà logico aspettarci che gli attori già presenti in passato reciteranno quindi un doppio, se non triplo ruolo, riportando in vita i personaggi delle serie succitate per farli interagire con quelli nuovi introdotti in quest’ultima stagione.

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Siamo solo all’inizio ed è davvero troppo presto per sbilanciarci con un voto, ma vedremo insieme nelle prossime settimane come si evolverà quest’apocalisse, quando tutti i pezzi saranno dispiegati sulla scacchiera di questa storia dell’orrore americana.