Making a Murderer Parte 2: com’è cambiato il docuthriller in seguito alle critiche

Il docuthriller Making a Murderer targato Netflix segue le vicende giudiziarie di Steven Avery e del nipote, accusati e incarcerati per omicidio. La prima stagione, del 2015, fu un successo di ascolti ma anche di polemiche: per la delicatezza dell’argomento, che è una storia vera e tuttora attiva con un processo in corso, il pubblico si è espresso in due grandi categorie: chi si è convinto dell’innocenza dei protagonisti, chi dubita della trasparenza dello show.

I fan hanno organizzato diverse petizioni, una di queste chiedeva all’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama di graziare gli imputati; la petizione ottenne così estesa adesione che la Casa Bianca dovette rispondere con un comunicato ufficiale.

Ken Kratz, Making a Murderer

Ma numerose sono anche le persone convinte che la serie tv creata da Laura Ricciardi e Moira Demos abbia deliberatamente fornito una visione degli eventi che simpatizza con gli imputati. Queste opinioni prendono voce ufficiale nell’avvocato dell’accusa Ken Kratz, il quale ha dichiarato che le puntate di Making a Murderer hanno deliberatamente omesso di mostrare delle prove – accusa alla quale la produzione ha risposto facendo notare la difficoltà oggettiva di montare ore e ore di riprese in formato serie tv.

Per scansare critiche di questo tipo, nella stagione 2 – disponibile dal 19 ottobre nel catalogo Netflix – sono state apportate delle modifiche. In particolare, al termine di ogni puntata una scheda informativa appare sullo schermo, riportando ciò che è stato omesso e i nomi di coloro che hanno rifiutato di farsi intervistare. Anche la narrazione contiene una corposa porzione dedicata a Teresa Halbach, la vittima, con interviste alla famiglia e filmati di repertorio che la ritraggono nella sua vita.

Making a Murderer, Part 2

Anche con queste “precauzioni”, le difficoltà per girare gli episodi non sono poche: ad esempio le telecamere della troupe di Making a Murderer non sono state ammesse in aula, in occasione dell’udienza alla Corte Federale di Chicago; il processo è stato ricreato con dei bozzetti.

Immaginiamo che, nonostante tutta la cura e la cautela, anche la seconda parte del docuthriller Netflix non tarderà a far discutere.

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Fonte: Digital Spy

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