Black Mirror 4: il regista svela qualche dettaglio su Black Museum

Non continuare a leggere l’articolo se non hai ancora visto l’episodio Black Museum della quarta stagione di Black Mirror.

Come è già successo in White Christimas nel 2014, Black Museum racconta tre storie che si legano solo alla fine dell’episodio. A differenza della prima, quest’ultima termina a favore della protagonista, che riesce a vendicare il padre dopo le innumerevoli torture subite.

Il regista di Black Museum, Colm McCarthy, ha commentato la puntata, definendola spirituale, commovente e genuina: «Black Museum inizia in modo semplice: una giovane donna (Letitia Wright) si ferma per caricare la sua auto nel deserto e sembra essersi imbattuta in un museo che ospita ogni genere di tecnologia contorta, nata dai più nefandi desideri umani. La collezione include il tablet che la madre di Sara usa per spiarla nella puntata “Arkangel” e gli abiti indossati da Yorkie e Kelly nella puntata della stagione scorsa, vincitrice degli Emmy, San Junipero

Ci sono diversi Easter egg, non solo di questa stagione, ma anche delle precedenti. Se li cerchi, troverai riferimenti a ogni singolo episodio, persino del primo», afferma McCarthy. «Molti sono stati inseriti dal designer Joel Collins, che è un fan della serie.»

Rolo ha selezionato per il Museo alcuni oggetti mai visti. Ci immergiamo in un’atmosfera cupa, in cui assistiamo al lavoro di un medico che si serviva di un dispositivo per provare lo stesso dolore dei suoi pazienti e perciò diagnosticare le malattie più rapidamente e con maggior precisione. Nella storia successiva, abbiamo visto come viene trasferita una coscienza attiva di un corpo morto in un corpo vivo, per dare la possibilità a una madre in coma di assistere alla crescita del suo bambino. Solo successivamente, divenuta impossibile la convivenza di due “persone” nello stesso corpo, in questo caso moglie e marito, la coscienza della madre viene rilegata in un orsacchiotto, un regalo per il figlio. E infine, l’episodio affronta la storia di Clayton, un uomo condannato a morte per un crimine che potrebbe non aver mai commesso, diventando l’attrazione principale del museo.

«Tutte queste idee rappresentano le cose ridicole che gli umani fanno a loro stessi», spiega McCarthy. «L’idea della tecnologia medica e chirurgica è interessante perché molte persone vorrebbero sapere cosa si prova esattamente ad essere nel corpo di qualcun altro e sperimentare i vari punti di vista. Ciò che Charlie fa davvero bene è prendere idee su cui noi rimuginiamo in modo ozioso e le porta a una naturale conclusione, che di solito è una realtà da incubo.»

Per questo motivo, McCarthy considera Black Museum uno degli episodi più difficile da digerire.

«Black Mirror, a volte, vuole essere futuristico

Ciò che è fondamentale non è solo il semplice sviluppo di una tecnologia sofisticata, ma come in definitiva questa potrebbe davvero influire nelle nostre vite di tutti i giorni.

Oltre alla storia raccapricciante di Jack, che alla fine decide di abbandonare la coscienza della moglie morta in un orsacchiotto – orsacchiotto che poi sarà sequestrato, perché violava i diritti umani – anche Clayton firma per avere un pezzo della sua coscienza nel mondo anche dopo la sua morte. Finirà per rimanere bloccato nell’orrido museo, perdendo per sempre se stesso.

Nell’ultimo atto della puntata, si mostra che la protagonista, in realtà, è la figlia di Clayton, venuta a liberare suo padre e vendicarsi con l’uomo che lo aveva messo in una cella ben peggiore del carcere.

«Abbiamo voluto giocare un po’ con la regia, per far capire allo spettatore la verità un pezzo per volta. Questa puntata è stata un progetto ambizioso. L’abbiamo girata in un mese, circa, e con unità che viaggiavano in vari angoli del mondo, tra cui il Nevada e la Spagna, per ottenere delle riprese di valore. Un po’ come fare un film indipendente, ma tecnologicamente impegnativo: alla fine ci siamo divertiti tutti a fare questo puzzle

Black Mirror 4 è online su Netflix.

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Fonte: Variety