Death Note: 5 motivi per cui il film di Netflix è stato un flop

Il 25 agosto 2017 Netflix ha pubblicato sulla propria piattaforma il tanto discusso film di Death Note, adattamento ispirato all’omonimo manga nato dalla prima collaborazione di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata. Il fumetto, pubblicato sulla rinomata rivista settimanale Weekly Shonen Jump, ebbe fin da subito grande successo diventando, dal 2006 al 2008, una delle sue colonne portanti. La spiegazione di questo boom è legata ai temi particolari trattati dai due mangaka: Light Yagami è uno studente delle superiori che casualmente raccoglie un quaderno buttato nel mondo degli umani dallo shinigami (Dio della Morte, n.d.r.) Ryuk. Il Death Note ha il potere di uccidere qualsiasi persona il cui nome venga scritto su di esso, a patto che si abbia in mente il volto della vittima prescelta. Light inizia a usare il quaderno nella speranza di creare una società priva di criminalità e si accanisce proprio contro ladri, assassini e stupratori, seguendo una propria idea di giustizia al fine di diventare “il Dio di un nuovo mondo”. Alle ambizioni del giovane Kira – così viene soprannominato il protagonista – si contrappone il detective privato Elle Ryuzaki che, insospettito dalle continue morti dei criminali, tenta di scoprire l’identità di questo misterioso Killer.

Netflix lo scorso anno annunciò che si sarebbe occupata della produzione di un film ispirato al manga. Fin dalla prima apparizione della notizia in molti si chiesero se fosse veramente necessario un live action (americano) dell’opera, sia perché ne esistevano già due di produzione giapponese, sia temendo si potesse trasformare in un flop come Dragon Ball Evolution #nontocchiamoquestotasto. Purtroppo quelle paure si sono rivelate fondate, Death Note è un film orrendo. In queste pagine vi dico perché.

Americanizzazione della trama.

Loading...

Si nota fin da subito il tentativo del regista di americanizzare la storia negli sviluppi e nei temi principali affrontatati, forse dettato dal fatto che non abbia compreso interamente o addirittura non letto fino in fondo l’opera originale a cui si ispira il film. Non abbiamo più uno scontro psicologico di alto livello, basato su deduzioni e congetture per scovare l’identità dell’avversario, ma puramente una caccia all’uomo con sparatorie inutili. Il regista forse ci prova anche ad avvicinarsi al materiale d’origine, ma fallisce miseramente; elementi essenziali della serie, poi, risultano incomprensibili per il poco tempo dedicatogli. La scarsa attenzione ai dettagli risulta essere un grosso primo freno al successo di Death Note.

Death Note
Light e L, faccia a faccia.
Tags: